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    Nell'angolo più buio di Elizabeth Haynes

    Ciao amiche di blog, eccomi qui di nuovo con una nuovissima opinione su un libro che mi ha
    letteralmente sconvolta.
    Il libro di oggi è Nell'angolo più buio di Elizabeth Haynes. Ammetto che sono stata tentata all'acquisto sia dal titolo che dalla copertina. Naturalmente, sapevo a cosa andavo incontro leggendelo, sapevo i temi che trattava, ma non mi aspettavo che potesse sconvolgermi così tanto. Ne sto parlando adesso qui, sul mio blog, ma in realtà ho finito di leggerlo solo quest'estate. Eh, sì, perché quest'anno è stato l'anno dei "diamo una seconda possibilità ai libri che non ci sono piaciuti" e devo dire che molti dei libri che sono entrati in questa categoria sono poi entrati nella categoria "Oh, mio Dio, perché non l'ho letto prima?!"

    Come vi dicevo ho comprato questo libro lo scorso anno e ho iniziato a leggerlo fin da subito, ma quando mi sono resa conto che forse non era di mio gusto l'ho mollato, più che per le tematiche (torno a dirvi che già sapevo di cosa parlava), proprio per il modo in cui è narrata tutta la vicenda. (fidatevi, poi mi sono dovuta ricredere).  Poi complice un caldo infernale, il mare, la voglia di leggere qualosa di diverso e, soprattutto la voglia di dare una seconda possibilità a un libro lasciato in sospeso, ho ricominciato a leggerlo.
    Allora, il tema predominante di tutto il libro è la violenza femminile. Il libro racconta una vicenda vera accaduta a una donna americana agli inizia degli anni 2000. Fin dalle prime pagine conosciamo l'epilogo di tutta la vicenda, epilogo che sarà capito solo a fine lettura. Il libro inizia proprio con i vari momento dell'udienza svolta un anno dopo i fatti che poi verranno raccontati. (da premettere questa parte iniziale del libro annoia un pò il lettore, perché si legge solo di fatti e avvenimenti attraverso le parole dei testimoni, ed è questa parte qui che mi ha fatto lasciare il libro), ma è solo dopo questa parte che si entra nel vivo del racconto.
    Come ho già detto il libro parla di violenza femminile, un tema molto caro a me, una vera e propria piaga, ma ciò su cui voglio porre l'accento non è tanto di per sé la violenza fisica, ma quella psicologica.  Di violenza fisica si parla, ma non nei termini e modi in cui siamo abituati a conoscerla. La vittima nonché protagonista del libro vive la violenza fisica come un atto dovuto e di cui non prova piacere. Ma questo è un aspetto che subentrerà in un  secondo momento nel libro. 
    Ciò di cui voglio parlre è come la protagonista viva la sua vita in uno stato di totale paura. Il libro inizia con un incontro fortunato della protagonista con quello che poi diventerà il suo carnefice. All'inizio una storia d'amore piena di pathos, ma che piano piano diventa il peggior incubo della protagonista. 
    Il fidanzato inzia a braccarla, a picchiarla e poi chiederle scusa dicendole che non le farà più del male, la umilia, e le dà della bugiarda per poi picchiarla di nuovo e infine la obbliga a restare a casa mentre il mondo va avanti. Un mondo che si evolve nell'arco di quattro anni. Anni nei quali la protagonista sa cose le accade, ma finge con il mondo esterno di non essere anche lei vittima di violenze. 
    Finge di non far parte di quella schiera di donne che hanno accanto un uomo che usa le mani, ma non per accarezzare un donna, ma per picchiarla. 
    Il libro si snoda su due momenti temporali diversi, il passato  e il presente. 
    Nel presente della protagonista c'è un uomo, un dottore nello specifico, suo vicino di casa che riuscirà a rompere la corazza di donna che si finge forte e sicura, e le farà ammattere di aver bisogno di aiuto. E il passato è il suo carnefice.
    Vi dico solo che questa donna, a causa di questa violenza psicologica si ritrova a passare tutt le sere appena rientra a casa dal lavoro, a controllare e ricontrollare decine di volte che le finestre siano ben chiuse e la porta sprangata. Credo che nel gergo medico ci sia un vero e proprio nome per questo disturbo mentale, ma tu lettrice sei così avvolta dalla lettura che non puoi fare altro che provare pietà per questa donna, non capendo perché fin dalle prime pagine adotti questa strana abitudine. Solo alla fine ti rendi del reale motivo di questa sua strana abitudine. 
    Nell'angolo più buio è un libro triste, cupo,  maledettamente reale, troppo, forse, ma è anche un libro di rinascita di una donna che perde tutto, ma che riesce a emergere da questo dolore e da questa esperienza. E' un libro che racconta di come la vita possa offrirci delle seconde possibilità  quando non si crede più nell'amore e si crede che tutto sia perso.
    In tutta franchezza consiglio di leggerlo primo perché  è narrato come un romanzo e non come un articiolo di giornale, e poi, perché da questo tipo di letture si può capire molto da cosa ruoti attorno alla violenza sulle donne, soprattutto quella psicologica.

    Spero di avere acceso il vostro interesse. 
    Se lo avete letto, o lo leggerete fatemelo sapere qui nei commenti. 

    Ella

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