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19 feb 2018

L'ultimo di noi di Adélaȉde de Clermont - Tonnerre [recensione in anteprima]


Inizio questa recensione di L'ultimo di noi di Adélaȉde de Clermont - Tonnerre, con la frase chiave di questo romanzo.
 “Si chiama Werner.
Werner Zilch.
Non cambiategli nome.
È l’ultimo di noi.”
 Ho avuto l'onore di  essere tra le blogger che hanno letto la prima bozza di editing di questo romanzo.


Ammetto, che quando mi è stato spedita la bozza, composta da circa 300 pagine e senza interlinea, mi è preso un colpo. Mi sono detta: "Se la bozza è di 300 pagine, non oso immaginare di quante pagine sarà tutto il romanzo".
Eppure...

In pochissimi giorni mi sono lasciata risucchiare dalla particolarissma storia di Werner Zilch Goodman, fino poi ad arrivare alla fine di questa bozza e prendere a  testate il muro. 
Eh, sì, perché questo "assaggio" si concludeva proprio nel momento clou del romanzo. 


Ora, a distnaza di un paio di mesi, la casa editrice, la Sperling & Kupfer, mi ha omaggiato con una copia cartacea non definitiva del romanzo. 
Vi dico solo che mi sono divorata la restante parte come un'assatanata. Dovevo arrivare alla fine e avere tutte le risposte alle mie domande. 


Percio, preparatevi, perché ora vi racconterò una storia:

L'ultimo di noi, vincitore del Grand prix du roman de l'Académie Française, prestigioso premio francese, narra della vita di Werner Zilch, un tedesco, che all'età di tre anni viene dato in affido a una famiglia americana e cresciuto come un vero americano.
La storia di Werner si dirama per oltre un trentennio, e si ambienta per la maggior parte durante la fine della seconda guerra mondiale, ovvero tra il 1945  e il 1948; quando Werner è un bambino di pochi anni.


TRAMA: Dresda, 1945. Sotto un diluvio di bombe, una ragazza muore dando alla luce un figlio. Nell'affidarlo alla carità di estranei, consegna loro anche il nome del neonato, come una promessa di futuro.
New York, 1969. Nella Manhattan di Andy Warhol e Jimi Hendrix, un giovane imprenditore rampante è pronto a tutto pur di conquistarsi un posto nel mondo e nel cuore dell'unica donna che è riuscita a farlo innamorare. Lui, Werner, orfano di genitori ignoti, è convinto di poter scrivere la propria vita da zero. Lei, Rebecca, figlia di uno degli uomini più facoltosi d'America, è uno spirito libero. La passione li travolge senza limiti. Ma la felicità ha le ore contate.
Una rivelazione inattesa strappa a Werner quel futuro che credeva di avere già in pugno. C'è qualcosa, nelle sue origini oscure, che rischia di separarlo per sempre da Rebecca. Se vuole davvero lottare per il suo amore, Werner dovrà fare i conti con il passato, ripercorrendo a ritroso la Storia alla ricerca della sua vera identità, la cui unica traccia è cucita da sempre dentro i suoi vestiti di bimbo: «Si chiama Werner Zilch. Non cambiategli il nome, è l'ultimo di noi.»

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 Il romanzo è strutturato in modo tale che un capitolo è ambientato nel presente con un Werner ormai adulto, e uno ambientato  negli anni in cui era un bambino. 
Lo stile dell'autrice, nonostante il romanzo accenni ogni tanto all'olocausto, è veloce e semplice. 
Il libro è pieno di mistero e situazioni che ti portano a cercare il prima possibile di arrivare alla fine. 
L'inizio parte con un Werner già adulto, che si innamora a prima vista di Rebecca. 
Rebecca, non solo sarà la donna della sua vita, ma sarà anche una figura centrale per scoprire il passato del nostro protagonista. 
Mentre tutto ciò che identifichiamo con Werner accade negli anni quaranta, mentre tutto ciò che riguara Rebecca accade nel presente. Lei vive gli anni sessanta. Lei è quella che, seppur accennato, appartiene alla generezione dei figli dei fiori. E' un'artista, una pittrice e anche un'ereditiera. 
La prima parte del romanzo è divisa da questa alternanza di capitoli tra passato e presente. Tra eventi che appartengono alla famiglia di Werner e la vita di Werner con Rebecca. La seconda parte, quando i tasselli dell'infanzia di Werner sono tutti incastrati al loro posto, il passato e il futuro si fondo tra di loro.
"Io credevo nel potere sconfinato della volontà ed ero detrminato a forgiarmi un mondo con le mie stesse mani. Non sapevo da dove venivo, a chi dovevo la mia faccia tagliata con l'accetta, gi occhi chiarissimi, la zazzera color sabbia, la statura fuori dall'ordinario che mi costringeva a rattrappirmi, ginocchia al mento, sugli autobus e al cinema."
 
Fin dal primo istante l'autrice non nasconde niente a noi lettori, ci svela tutto, persino il colpo di scena che vi accenavo prima e che mi ha lasciato a bocca aperta. Solo il protagonista è all'oscuro di tutto. C'è solo un elemento che non ci viene svelato fin da subito, e per scoprirlo dovrete arrivare, ovviamente, alla fine. 

A mio avviso ho trovato molto più stimolante la parte ambientata durante la guerra. Mi attirava come la luce per una falena.
Eppure, pensavo che questo romanzo non mi avrebbe conquistato. E invece... conoscere la storia che si cela dietro alla misteriosa adozione di Werner, così come di tutto l'enigma legato alla sua famiglia, mi hanno fatto restare incollata alla lettura.
Scoprire fin da subito il significato delle parole:  
“Si chiama Werner. Werner Zilch. Non cambiategli nome. È l’ultimo di noi.”, ha aumentato la mia curiosità.
La parte ambientata al presente di contro, è stata meno accattivante, soprattutto l'inzio. Ma semplicemente perché questa parte è dedicata all'introduzione del personaggio di Rebecca e della sua storia d'amore con Werner. Storia importante, ma io ero più attrata dalla parte storica anziché da quella attuale.

Ma ciò non toglie che il romanzo è affascinante proprio nella sua totalità. 
Si potrebbe pensare, guardando la copertina, che sia uno di quei libri introspettivi e noiosi. 
In realtà, il linguaggio veloce, i mille avvenimenti che accadono, la morale che ne esce fuori, mantengono l'interesse del lettore. 
Non voglio svelare nulla, anche perché come ho detto prima l'autrice non ci nascnde nulla, anzi ci accompagna per mano lungo tutta questa storia. 
Ma quello che affermo lo dico con cognizione di causa. 
Per fortuna è un libro, che seppur sia ambientato in parte durante gli anni della guerra, non ci obbliga a conoscere una storia che conosciamo a memoria. 
Il romanzo è incentrato sulla scoperta di noi stessi. 
I personaggi fungono da tramite affinché il protagonista possa incastrare ogni singolo tassello della sua vita, nel posto giusto e ricostruirla.  

Tirando le somme, ogni storia è a sè, ogni evento  è a sè, ma le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli. Noi siamo il frutto del passato, ma non è detto che siccome siamo parte di quel passato dobbiamo per forza essere brutali e cattivi. Le generazioni cambiano, le persone imparano dai loro errori, ma a volte per poter andare avanti dobbiamo sapere chi siamo e da dove veniamo. 


Una bacio. 
Ella.


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