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14 mag 2018

Io sono Una di Una [il graphic novel che grida a tutto il mondo di aprire gli occhi sulla violenza femminile]

Un profumo...
Un dolce profumo di pagine bianche spesse e ricche di immagini.
Un profumo che si sprigiona ogni volta che giri la pagina. 
Ho chiuso gli occhi e ho lasciato che quel profumo mi invadesse le narici e arrivasse dritto al cuore. 
E poi ho letto la storia di Una e mi sono sentita parte di quella storia. 
Sono stata la vittima e l'accusatrice. 
Sono stata l'indifferenza e lo sdegno. 
Ma sono stata anche il coraggio e la tenacia. 
Questa è la storia di Una.



Io sono Una è un libro potente.
E' il mio primo graphic novel, ed è il primo romanzo di questo tipo che mi ha letteralmente sconvolto.

L'ho letto in una manciata di ore e le emozioni che ho provato mi hanno portato a riflettere. 

Di solito i libri che mi stravolgono sono un frullato di emozioni. 
Ma in questo caso. Non ho provato mille emozioni diverse. Ho provato tantissima rabbia e infinta pietà e poi sdegno.
Una, l'autrice di questo romanzo, ha tratteggiato attraverso i suoi particolarissimi disegni la sua atroce esperienza di violenza sessuale.

Si parte dagli anni settanta, periodo in cui Una è un'adolescente e si arriva a quando ormai donna adulta e con un bagaglio emotivo quasi stabile, trova la forza e il coraggio di raccontare a tutti gli anni più bui della sua vita. 

Non mi è mai accaduto, ma ho riletto il libro tre volte consecutive dopo averlo terminato e ancora adesso ho una voglia matta di rileggerlo.

La voce narrante è ricca di sfumature da obbligarti a leggere e a soffrire con lei. A vivere con lei il mondo ottuso e indifferente che la circonda, e che ci circonda ancora oggi.

Una è ancora una bambina a dodici anni quando pensa di conoscere il vero amore. 
Si chiama Damien e non sarà affatto il principe che la salverà con il suo cavallo bianco, piuttosto sarà la bestia che darà inizio alla sua infelicità.


Questo è l'inizio dell'incubo di Una.

In base alla mentalità del tempo, a come si veniva considerate... 
Se si era violentate, si diventata agli occhi delle persone come delle ragazze da recuperare, future donne da salvare e da far guarire attraverso gli strizzacervelli. 

Ma come si può guarire se la ferita non si è mai rimarginata?

E così... attraverso la sua personale storia, Una delinea una società bigotta, ancorata esclusivamente a un mondo di apparenze. Dove se si era violentate, se si era scelte per essere violentate, (cosa assolutamente errata), la colpa era solo tua.
Una società che non aiuta i più deboli, ma se può li affossa ancora di più. 
E così, mentre l'Inghilterra cerca in maniera invana di trovare lo Squartatore, che in quegli anni semina il panico; l'opinione pubblica, i polizziotti e le autorità giustificano le sue azioni come: azioni dovute, perché in fondo quelle donne erano la feccia della società.

Le donne violentate e poi uccise erano delle prostitute e in quanto tale era giustificato che morissero.
Ma non tutte lo erano!

Ma allora una donna ha dei diritti solo se è una donna di casa, una moglie devota, una madre eccelsa?
E dove finiscono tutte le altre?
E non importa se una di quelle donne in realtà era una madre di famiglia, se una delle ragazze che stava per essere uccise aveva poco più di quattordici anni. 
No! Non importa. Perché la società di quel tempo credeva solo a ciò che voleva.

 E su questo racconto parallelo del tempo storico prosegue la storia di Una, che da una prima violenza subita ne scaturisce un'altra con un altrro presunto principe. Così si comprende che le bambine violentate devono essere prima di tutto aiutate moralmente, per non farle cadere nella tana del lupo. Non devono essere abbandonate dalle famiglie, ma soprattutto dalla società, la quale riesce a proteggerle solo obbligandole a prendere gli autobus per andare a scuola e non camminare mai da sole. Ma si può vivere così?!

E alla fine le bambine come Una cadono in una spirarle di violenza e dronga dal quale non riescono quasi mai a uscrine. 


Oltre alla misogenia della gente, ciò che mi ha fatto riflettere molto e su cui ancora oggi la nostra società si perde, è l'etichettare le persone in un certo modo.

Sei una ragazza facile?
Bene, allora sei una prostitua.

Sei una ragazza seria?
Bene, allora sei una zitella.

Sei una ragazza dalle larghe vedute?
Bene, allora sei una lesbica.

Con il suo romanzo Una ha aperto un'immensa voragine di riflessione. 
Se la gente negli anni '70 la pensava in un modo e oggi la pensa allo stesso modo, come la penserà domani?
Sono passati decenni dagli eventi accadeuti alla protagonista, ma le donne ancora oggi sono violentate, screditate, usate e molto più spesso di quello che si pensi, sono uccise. 
Quindi... quanto cambierà la società? Sono passati solo quarant'anni ed è sempre la stessa, forse più tecnologica, ma sempre uguale. 


Con Io sono Una. (Mi verrebbe da dire Una tra le tante che ogni giorno vengono violentate).
Impari a conoscere cos'è la vergogna. Eh, sì... perché essere vittima di abusi ci fa essere anche colpevoli. E qui mi allaccio a quello che ho scritto su: ci facciamo scegliere per essere violentate. Non siamo le vittime e perciò dobbiamo vergongnarci di questo.

Comprendiamo cosa voglia dire essere isolate.  "Sei una ragazza di quel tipo e quindi nessuno ti potrà mai frequentare se non quel tipo di persone, ovvero gli uomini che cercano solo sesso. Nessuno ti starà mai vicino. Sei come il lebbroso per le persone sane."

Conosci l'incredulità della gente. "Se le hanno fatto quello che le hanno fatto è perché se lo è meritato".

E alla fine di tutto si è pure ridicolizzati. "Perché credere a una ragazzina?"

Tra il fatto di cronaca e il vissuto personale dell'autrice esce fuori un romanzo fortissimo, che obbliga il lettore ad aprire la propria mente, a capire perché ancora oggi si guardi alla violenza femminile, a gli abusi come a uno scandalo. 

Lo squartatore dello Yorkshire, che per oltre trent'anni ha disseminato la paura tra le donne, non è stato arrestato in tempi sospetti solo perchè la polizia non credeva attendibile la testimonianza di una quattordicenne. E intanto nel corso degli anni ha ucciso tredici donne, il cui unico peccato è stato quello di averlo conosciuto.

Su un libro del genere non si può dare un giudizio. Farlo sarebbe come essere parte di quell'opinione pubblica che non guarda e non vuole punire perché non vuole farlo. 

Il mio compito, che credo abbia molta più importanza del mio dare 1 o 5 stelle, è quello di raccontare a tutte le donne che mi ascoltano e mi seguno di essere mai parte di quel tipo di società. 
Siamo donne.
Cazzo! Patteggiamo per le donne.
Per chi è abusato psicologicamente ogni giorno.
Per i bambini che vengono violentanti, sia nel fisico che nell'animo.
Sosteniamo la libertà di scelta in ciò che vogliamo indossare e chi desideriamo essere: etero o gay.  Oggi non ha più importanza, almeno non per me.

Gente aprite gli occhi!

Siamo nel 2018, ma a volte è come se vivessimo nel Medioevo. 

Perciò, vi lascio con una delle frasi che mi ha magiormente colpito di questo libro, che ASSOLUTAMENTE consiglio a tutte.

  "Si crede che un'aggressione fisica ha carattere sessuale, i danni che lascerà saranno talmente gravi da incidere per sempre sulla salute mentale della vittima. [...] L'isterica è una figura interessante. Proprio come la puttana, ha scarso controllo sulla propria immagine. Se rileva l'abuso e viene creduta, è una vittima disturbata. Se lo rileva e non viene creduta, è una bugiardia disturbata".

 Andate in libreria e annusate il romanzo, prima di leggerlo. 
Quello che sentirete è il profumo della verità.

Ho da sottolineare un'ultima cosa. Ho aprezzato moltissomo la scelta dell'autrice di usare i colori sono in alcuni momenti. All'inizio pensavo che usasse il rosso solo in certe circostanze, stessa cosa con il verde e via dicendo. Poi mi sono resa conto che, almeno credo, l''uso dei colori è totalmente soggettivo.
Questa è la sua storia, perciò l'ha colorata dove voleva e quando voleva.


Non cercate come ho fatto io una motivazione in tutto. Non c'è. Semplicemente perché le motiavazioni trapelano dalle parole in modo chiaro e netto. 
Tutto dev'essere compreso e nulla lasciato al caso.
Perché dopotutto questa è la storia di Una, ma è la storia di qualunque donna abbia conosciutio la violenza.

Un abbraccio Ella.


Ringrazio la casa editrice AddEDITORE per avermi dato l'opportunità di leggere questa storia. 

Grazie ancora.

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