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24 mag 2018

Vorrei che fosse già domani di Miriam Candurro [recensione]

Dopo un grave incidente, Paolo ha perso il senso dell'orientamento, e nei corridoi del liceo Tito Livio di Napoli cerca i post-it dove ha scritto le coordinate per arrivare in classe. Ma quando, per caso, trova i dolcissimi occhi di Cristina, ogni cosa riprende il suo posto. Per ritrovare la bussola della vita, non c'è niente di meglio dell'entusiasmo dato dall'incontro magico. Un romanzo sulle infinite rinascite attraverso l'amore.
In questo libro troviamo tantissime tematiche, prime tra tutte l'adolescenza: quel periodo centrale della vita di ciascun individuo, definita anche come “l'età della crisi, del non sentirsi accettati e capiti, l'età della solitudine, ma anche della scoperta dell'amore”. Entrambi i protagonisti hanno subito dei traumi che li porterà a sentirsi sempre fuori posto, a chiudersi in sé stessi, al punto che vivono una vita non come dei ragazzi pieni di gioia e spensieratezza, ma come degli emarginati. Per chi come me ha avuto un'adolescenza un po' burrascosa, fatta di insicurezze e incertezze può ben capirlo. Il loro incontro non solo aiuterà Paolo a superare le proprie difficoltà, ma aiuterà anche Cristina nell'abbattere quel muro che ha costruito intorno a sé come per proteggersi da tutto ciò che la circonda. Mi è piaciuto molto il fatto che ad ogni capitolo di Cristina veniva assegnata una canzone, come se grazie a questa playlist, riuscivi a conoscere la protagoniste fino in fondo, dove nessuno riusciva ad arrivare. Viene toccato anche il tema della diversità e nello specifico del disturbo che comporta la difficoltà di orientamento nello spazio e di controllo del proprio corpo, e lì le lacrime praticamente me le sono bevute perché mi sono immedesimata in Paolo, nella difficoltà di arrivare dal punto A al punto B nonostante conoscesse a memoria lo spazio in questione. Prima di allora non conoscevo questo tipo di disturbo e credo che oggigiorno si debba parlare di questa patologia, affinché chi ne soffra non si senta solo e possa conoscerne tutti gli aspetti e le cure.

Mi sono immersa totalmente in questo libro al punto che, quando ho voltato l'ultima pagina, mi sono ritrovata le lacrime scorrermi senza sosta. Si riesce a cogliere il vero senso dell'amore, ma non solo l'amore tra ragazzi, ma l'amore per la vita, l'amore per i genitori, per i figli, l'amore di combattere, l'amore che si dà e che si riceve. Spero che questo libro arrivi presto anche nelle mani di qualche adolescente che non riesce a trovare la propria strada, che cerca di farcela anche se con scarsi risultati. Proprio a loro dico: Non perdetevi d'animo, continuate a camminare e se vi capita anche di cadere, rialzatevi e continuate il vostro viaggio. Non sempre la strada è facile, l'importante è godersi il viaggio.

Vi lascio con la frase che più di tutte di ha colpito ed emozionata:
“è cosi che deve essere, Paolo. Tu salvi me e io salvo te. Piano, senza far rumore, senza clamori e soprattutto senza farci troppo del male.”


 A presto, Anto. 

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