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8 set 2018

La casa dei sogni di Trisha Ashley [recensione]

Trisha Ashley torna, dopo 12 giorni a Natale, con la Casa dei sogni, un nuovo romanzo tutto al femminile che più romanzo rosa definirei originale e diverso dal solito: poche volte mi trovo in difficoltà nel dire se un libro mi è piaciuto o meno ma con questo ho fatto davvero fatica, una volta finito, a dire un sonoro “sì, l’ho amato” oppure “no, mai più questa autrice”.


Partiamo con ordine: non ci sono dei protagonisti principali, o meglio ci sono tre storie di donne che andranno a intrecciarsi pagina dopo pagina, mettendo in relazione passato e presente ma non la storia d’amore che ci si può aspettare leggendo la trama; infatti essa non è il cuore e punto focale del libro, tutt’altro, è una piacevole storia che cresce pian piano e fa da sfondo alle storie di queste tre donne indipendenti che per evitare spoiler non dirò i nomi. Il tema principale di tutto il libro è l’arte e sarà proprio l’arte a far ritrovare i due personaggi: Carey e Angel.
Carey, un bellissimo ragazzo dai capelli rossi e occhi viola, sta annegando, perdendo lavoro, fidanzata e quello che ha di più chiaro fin quando un avvocato si presenta nell’ospedale dove è ricoverato per dirgli che ha ricevuto in eredità una grande casa di famiglia, Mossby.
Mossby è un enorme rudere che necessita di essere ristrutturato e chi meglio di Carey che ha basato la sua carriera sulla ristrutturazione delle case può portare a termine questo compito?
Per le vetrate però, coinvolgerà la sua amica di infanzia, Angel: una ragazza abbastanza nota nel mondo degli artisti del vetro; fidanzata con uno dei maestri del campo dell’arte e della lavorazione del vetro.


Non potevo negare che lui sarebbe sempre stato speciale per me, come quando il cuore mi è balzato nel petto al suono della sua voce”.

Mi accorsi che nel suo sguardo c’era una richiesta di aiuto sincera: aveva davvero bisogno di me. E poi era una coincidenza così strana, come se fosse stato il destino a organizzare tutto…”

La mia eredità vive nel mio lavoro, che è la conquista di cui vado più orgogliosa. Dio mi ha dato il dono di disegnare con la luce, e spero di averlo usato al meglio”.
Il libro si svolge molto attorno alla figura di Angel, del suo lavoro e della passione che mette nel farlo, con un linguaggio tecnico e preciso riguardo alle tecniche artistiche. Un’altra peculiarità del libro è l’alternanza tra presente e passato, che si intrecciano e arrivano solo alla fine a svelare i vari punti di incontro e sfatare ogni mistero che si troveranno fino alla fine del libro.
La storia d’amore tra Carey e Angel non è il classico colpo di fulmine o cotta dell’infanzia, è un amore che cuoce a fuoco lento e che è stato costante per tutto il tempo: le loro vite si sono separate molto tempo prima, ognuno ha porta avanti la propria vita, eppure si sono ritrovati dopo anni e lavorando gomito a gomito l’alchimia e la sintonia che provano l’un per l’altro tornerà a farsi sentire prepotentemente.
Si parlerà di amore comunque se riusciremo ad aprire di più i nostri orizzonti e pensarlo con la A maiuscola: amore inteso come devozione; l’amore inteso come complicità e forza d’animo di star vicino e sorreggere chi vogliamo bene.
Non si tratta comunque di un romanzo angosciante e triste, tutt’altro: nonostante le storie delle donne di questo libro, l’autrice è riuscita a far emergere la debolezza delle donne che si trasforma in forza e voglia di rialzarsi e ripartire. Ogni mistero lascerà sempre più dubbi, mettendo la voglia nel lettore di leggere pagina dopo pagina. Amore, redenzione e mistero: Mossby si può definire il luogo delle seconde possibilità, a volte migliori e più travolgenti delle prime.
Chiara

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